La videoconferenza: utile anche per chi è dietro le sbarre

Nei recenti articoli, abbiamo abbondantemente parlato dei vantaggi della videoconferenza e dell’audioconferenza nelle scuole, di come esse siano utili ai fini dell’istruzione e della formazione degli studenti.

Non sono certamente pochi gli ambiti in cui si fa uso di tale strumento. Anzi: in realtà, si potrebbe dire che l’uso di questa tecnologia, così versatile e così semplice da utilizzare, si è allargata a quasi tutti i campi, anche ad altre istituzioni più complesse come, ad esempio, le carceri e altri tipi di strutture penitenziarie.

 

Perchè si usa e perché è utile?

Mai più processi lenti, rischi per le forze di polizia e nuove opportunità per chi è dietro le sbarre: a tutte queste condizioni, la videoconferenza risponde decisamente “sì”! in effetti, come già anticipato in precedenza, questo tipo di tecnologia può vantare un ampio ventaglio di utilizzi. E uno di questi, è certamente l’ambito carcerario.

Vi starete certamente chiedendo quali siano gli effettivi vantaggi di tale tecnologia in ambienti così complessi e rischiosi come una struttura penitenziaria. Basta pensare al notevole risparmio economico e ai processi più veloci, all’esclusione dei rischi per le forze di polizia e alla possibilità di reinserimento per i detenuti.

  • Risparmio economico: avete idea di quanti soldi e di quanto tempo si risparmierebbero se al posto di lunghi ed interminabili spostamenti, ci si affidasse alla videoconferenza?

Ad esempio: un detenuto si trova presso l’istituto penitenziario di Milano e deve, però, affrontare un processo in Calabria. Gli agenti della polizia penitenziaria dovrebbero, quindi, accompagnare il detenuto ovviamente, prendere un aereo (mettendo in conto gli immancabili e possibili ritardi) arrivare all’aereoporto di destinazione e scortare, ulteriormente, il detenuto presso il luogo dell’udienza. Tutto questo è una incredibile perdita di tempo e anche un evidente spreco di risorse economiche: sei biglietti e cinque uomini di scorta impiegati.

  • I processi sono più veloci ed economici: alle spese risparmiate, vanno aggiunte le numerose ore di lavoro guadagnate, evitando gli inevitabili tempi morti durante i lunghi spostamenti. E’ conveniente, inoltre, anche per il legale coinvolto, dal momento che anche lui può seguire il processo comodamente seduto nel suo studio.
  • Non dimentichiamo, comunque, i rischi che ogni poliziotto corre ogni giorno: costretti a lavorare anche 20 ore di fila, proprio durante le scorte, mettono a repentaglio la propria incolumità e certe volte, addirittura, la vita.
  • Possibilità di integrazione per i detenuti: se da un lato la videoconferenza e l’audioconferenza rendono le mansioni di giudici e avvocati più agevoli, dall’altro queste tecnologie aiutano anche chi è dietro le sbarre a formarsi, crescere e reinserirsi nella società come nuovi individui. Grazie alla videoconferenza, infatti, è possibile per loro seguire persino lezioni universitarie.

Ai primi tre problemi (i più rilevanti) si sono trovate man mano delle soluzioni molto significative.

Infatti, per quanto riguarda l’aspetto economico, sono bastati pochi calcoli per giungere alla conclusione che, una soluzione come la videoconferenza, farebbe risparmiare alla pubblica amministrazione la dignitosissima somma di 70 milioni di euro: sicuramente non abbastanza per risolvere tutti i problemi del caso, ma certamente una somma non esigua!

Così facendo, nemmeno i poliziotti saranno costretti a spostarsi e correre numerosi rischi: di tragedie accadute proprio durante le scorte ne ricordiamo, purtroppo, parecchie, in particolar modo quella accaduta qualche tempo fa a Melfi e che vide coinvolti ben cinque agenti della polizia penitenziaria.

La proposta di incrementare le videoconferenze nelle carceri, ha raccolto consensi sempre più convinti, sia da parte di tutto il corpo di polizia che da parte dei numerosi sindacati. Un esempio lampante dell’uso di questo tipo di soluzioni, è sicuramente il caso del boss Totò Riina, che lo scorso 7 giugno, disteso in barella, si è collegato dal carcere di Parma (dove è detenuto) con il tribunale di Firenze per seguire l’udienza per quella che tristemente ricordiamo come la strage del treno 904.

Le potenzialità e i vantaggi di tale strumento possono, quindi, apportare benefici concreti anche al sistema giudiziario?

Da ciò che si legge, pare proprio di sì. Aggiornarsi sulle tecnologie sempre più all’avanguardia e sulle nuove soluzioni che esse ci offrono è il modo giusto per rendere migliore il nostro lavoro, la nostra resa e, soprattutto, la nostra sicurezza.

 

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