A scuola con la videoconferenza

Come abbiamo già visto nello scorso articolo, la scuola non è più ferma a 50 anni fa: l’evoluzione dei metodi didattici, l’introduzione di nuove tecnologie come le lavagne elettroniche (le famose L.I.M) e la possibilità di migliorare e aggiungere le risorse già esistenti con il cloud service, hanno fatto sì che si giungesse ad una vera e propria “rivoluzione” tra i banchi di scuola.

Sarete certamente felici di sapere che, quelle appena elencate, non restano le sole ed uniche novità, in campo scolastico: c’è ancora la videoconferenza! Proprio così: essa è utile per allargare non solo le conoscenze fisiche, bensì anche i confini della mente e del sapere.

La domanda che viene più spontanea da porsi è: ma a cosa serve la videoconferenza nelle scuole? Consideriamo il fatto che in Italia ci siano circa 9.000 comuni e che la metà di questi siano dei piccoli comuni isolani o sperduti tra i monti. Essi si trovano, comunque, a fronteggiare numerosi problemi, sia in fatto di organizzazione che nella didattica: il mantenimento dei punti di erogazione del servizio, il continuo dimensionamento delle scuole, la riduzione dell’assegnazione dell’organico e un alto turnover degli insegnanti, sono solo alcuni di questi problemi.

Ed ecco che in aiuto all’istruzione, arriva la videoconferenza. In che modo? Per garantire a tutti gli studenti un sano ed equilibrato diritto allo studio, sono stati istituiti i CSD (Centri Scolastici Digitali, art.11 legge 221 del 2012). Si tratta dei veri e propri complessi scolastici, i quali sono funzionalmente collegati alle istituzioni scolastiche di riferimento, mediante l’utilizzo di queste nuove tecnologie il cui obiettivo è quello di assicurare, come già detto, pari opportunità formative e, soprattutto, di socializzazione degli studenti che vivono in luoghi geograficamente isolati con altri, di altre scuole. Ad oggi, soltanto cinque regioni italiane (Abruzzo, Liguria, Molise, Umbria e Basilicata) hanno manifestato interesse verso questo tipo di iniziativa.

Abbattere i muri della scuola tradizionale ed arretrata e quelli dell’isolamento geografico, non solo apre la classe, ma butta giù confini del sapere ed apre le menti.