Smart Working: la rivoluzione tecnologica del lavoro (parte 2°)

Agente che incide molto sulla rapida diffusione di questo modo di collaborare sono i social che hanno completamente modificato il nostro modo di vivere. Culturalmente ci hanno insegnato a non vedere la società come il configurarsi di una scala gerarchica che impera sulle nostre teste ma di viverla come una grande rete di contatti all’interno della quale dobbiamo districarci. Questo concetto di rete ci mostra come anche il lavoro non sembra più ormai assimilabile alla catena di montaggio fordiana ma debba mutare.

Le aziende a breve non saranno più costituite da un insieme di unità che con movimenti ripetitivi andrà a costruire un prodotto o fornire un servizio ma come un insieme di menti che va a muoversi in blocco. I vostri collaboratori non dovranno più muoversi come pedine su uno scacchiere ma dovranno avere la libertà di poter vivere il lavoro rompendo i classici schemi. Lo Smart Working si rivolge proprio a questo futuro e in proiezione del domani cerca di raggruppare sotto questa dicitura gli strumenti necessari per affrontare questa repentina evoluzione.

Come adeguarsi a questi cambiamenti? Alla base di queste innovazione c’è inevitabilmente tanta rivoluzione tecnologica e un adeguamento formativo ed infrastrutturale dell’azienda. Altro passaggio fondamentale è quello relativo all’organizzazione che deve essere in grado di permettere al datore di lavoro di rilevare gli analytics relativi all’attività dei propri collaboratori senza però andare ad interrompere con frequenza le attività dello stesso. Sopratutto la distanza richiede che anche il datore di lavoro entri a far parte di quella rete di interconnessioni che gli consenta di non essere percepito più, soltanto, come il punto imperante di della catena fordiana ma come il fulcro di una rete sempre più intricata.